E se mi mettessi a scrivere un blog?
Partiamo dalla legge madre che mi devo appendere sul muro di fianco alla scrivania: “Non frega niente a nessuno”. Quindi una perdita di tempo. Per me che scrivo e per voi che state leggendo. Ma ogni tanto bisogna fare i conti con i propri dilemmi e, per sbrogliarli, tocca salire sulla giostra dei propri cortocircuiti.
Quindi, chi vuole seguirmi e ha tempo da buttare, salga su.
È più di un anno che non scrivo o scrivo poco. Quel poco che scrivo, non lo concludo. Se non concludo poi m’incazzo. E se m’incazzo vado al bar. E al bar ci si distrae.
Cortocircuito numero uno.
Durante le vacanze decido di riprendere in mano pile di mezzi fogli. Il vecchio che avanza da vite passate: un ingorgo di strade, direzioni da prendere, stili da padroneggiare, personaggi da far parlare, cerchi da chiudere, scalette a cui dare un senso, appunti a margine e nessuna idea fresca.
Allora m’incazzo ancora di più. Al punto che mi stufo persino a rileggere.
Cortocircuito numero due.
Ho le dita un po’ arrugginite, mi dico, devo solo ricominciare a scrivere un po’. Si, ma cosa? Da dove comincio? Ho un’intera stazione di autobus senza destinazione. Su quale salgo?
Cortocircuito numero tre.
Avevo smesso di scrivere perché ero incazzato. È una storia lunga. Ho ricominciato perché sono incazzato. È una storia lunghissima. Non riesco a ricominciare e quindi m’incazzo ancora di più. Ho fogli che devo finire. Il perché è una storia lunghissima e noiosa.
Intanto la giostra dei cortocircuiti gira. E non solo quella.
Scrivere è come correre. È una gran rottura di coglioni se sei fuori allenamento ma, quando poi riprendi fiato e riesci a tornare dai giri lunghi, ti senti meglio. Fa bene al cuore e non solo a quello che batte.
Non riuscire più a scrivere, quindi decidere di scrivere per tornare a scrivere.
Abbiate pazienza.
Benvenuti sulla giostra dei miei cortocircuiti.
Benvenuti in questo nuovo anno.

Non ho assolutamente tempo da perdere, soprattutto adesso, meno che mai. Ma perderlo mi piace tantissimo, ne sono dipendente, non resisto… per cui eccomi che salgo sulla tua giostra e ti leggo. E pensa un po’? ho pure deciso di fare un commento. E mica un commento qualunque! Il primo (perfettamente inutile) commento! Oh, forse poi non e’ tanto inutile, via! Tra le righe non c’e’ nessun aiuto per scegliere l’autobus in mezzo ai cortocircuiti e ai pensieri a mulinello. Solo un po’ di compagnia mentre aspetti. Bisogna accontentarsi o, come si dice dalle nostre parti, piuttost’ che gninta le’ mej piuttost’! Che poi, oh, io non l’ho mai capito dove vanno questi maledetti autobus…